03/07/20

I DECANI: Ritornando All'Umanesimo e al Rinascimento: mese di Luglio: HOMO OMNIS CREATURA, Giuseppe Arcimboldo

Homo Omnis Creatura, «l’uomo è la creatura del tutto».


                                  - segno zodiacale e Decani del Palazzo Schifanoia di Ferrara:
                                          attribuito ad anonimi collaboratori di Cosmè Tura. -

Figlie e Figli dell'Umanesimo, Signore e Signori del Rinascimento, sono al Museo Civico “Ala Ponzone”, davanti alla famosa “testa rovesciabile”, il dipinto “L'ortolano” di Giuseppe Arcimboldo.
La sola faccia reversibile del grande artista milanese che è rimasta in Italia.



Con Arcimboldo e altri maestri di pittura e architettura come Giulio Romano e Girolamo Mazzola detto il Parmigianino, il Rinascimento si distacca profondamente dall'Umanesimo: l’uomo non è più il centro razionale dell’universo, ma è ridotto a cosa, comparsa, periferia; o viceversa, forse è l’ultima esaltazione possibile dell’uomo, sintesi di ogni oggetto creato dalla natura.
Per guidarci nella sua pittura misteriosa Arcimboldo ci ha lasciato tante immagini e una sola frase, che parrebbe programmatica: Homo Omnis Creatura, «l’uomo è la creatura del tutto». Nessun Dio cristiano, nessun demiurgo di genere deista, nessun creatore che si oppone alla sua creatura, nessun rimando alla Bibbia, ma una proposta filosofica panteista che si fa pittura.




Nel primo Rinascimento il volto era lo specchio dell'anima, principio realizzato precisamente da Leonardo da Vinci nella sua ritrattistica.
Arcimboldo sottoscrive, e come Leonardo evita di opporre l’interiorità di un’anima bella, immateriale e immortale, porzione di divinità in noi, a un corpo brutto e materiale, corruttibile e mortale.
Il mondo non si contrappone a un creatore da lui separato, ma è creatore e creatura lui stesso: la verità del mondo non si trova tanto nei libri (cristiani o umanisti) che raccontano il mondo quanto nel mondo stesso. E se tale mondo rivela una divinità, questa è, allo stesso tempo, l’altro nome della natura e la forza che lo rende possibile.
I quadri reversibili sono dipinti fatti per essere visti prima da un lato, e poi ribaltati sottosopra: così, un piatto d’arrosto rigirato si trasforma nella testa di un cuoco, e una ciotola di verdura nella testa di un ortolano.
Lette in un senso, le sue tele esprimono una cosa; rovesciate sottosopra, ne raccontano un’altra. La tecnica espressiva del rovesciamento realizza ciò che in seguito verrà chiamato «prospettivismo». In base al punto di vista da cui lo si guarda, il reale racconta cose diverse.




È quello che succede con "Il cuoco" e con "L'ortolano": il capocuoco viene raffigurato da un piatto di pietanze e il responsabile dell’orto e del frutteto con delle verdure. Il primo, composto da pezzi di carne arrostiti disposti su un piatto, doveva assomigliare a una persona rustica dai tratti forti e dalla faccia patibolare; il secondo, fatto di cardi, radici, cipolle, castagne e noci, un personaggio paffuto e bon viveur. Una volta rovesciata l’opera, il piatto su cui giacciono i maialini, i volatili e le altre porzioni di carne diventa la falda del cappello del cuoco. Stessa cosa con il giardiniere: la ciotola nella quale sono disposte le verdure diventa un copricapo, con la grossa cipolla a rappresentare la guancia, la tozza rapa bianca il naso e i porri la barba folta.




Al di là della pittura, Arcimboldo compie a suo modo nelle tele il passaggio dall'universo infinito al mondo naturale. Niente più sommità celesti contrapposte ad abissi infernali, niente più cielo delle idee platoniche lassù e terra affollata da dannati pagani e materialisti quaggiù, ma un mondo privo di circonferenza che trova il suo centro in ogni suo punto. Il cuoco vale ontologicamente quanto il maiale che cucina, così come il giardiniere è la patata che coltiva: stessi atomi, stesse particelle e stessa materia – questione di punti di vista. Un giorno, volatile arrosto, un altro, responsabile dei pasti imperiali; una volta, grossa cipolla da giardino, un’altra, guancia di giardiniere.
Il mistero non risiede nella vita dopo la morte, ma nella vita prima della morte. Il paradiso non è in cielo, ma in terra – basta saper osservare.