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06/03/16

STEPHEN KING COME EDUCATORE di Mauro Banfi


               
            


“ Ognuno di noi custodisce in sé, come nocciolo del suo essere, una unicità creativa; qualora diventi consapevole di questa unicità, allora comincia ad emanare un particolare fulgore inconsueto, lo splendore di ciò che è insolito. 
Per i più è qualche cosa di insopportabile: poiché come abbiamo detto essi sono pigri e a quella unicità è connessa una catena di fatiche e di pesi. Non vi è dubbio che, per chi è insolito e si grava di questa catena, la vita perde quasi tutto ciò che è l'oggetto dei desideri nella giovinezza: serenità, sicurezza, levità, onore; la sorte dell'isolamento è il regalo che gli fanno gli altri uomini; il deserto e la caverna sono immediatamente lì, dovunque egli viva.
Allora badi di non lasciarsi soggiogare, di non abbattersi e diventare melanconico. E perciò si circondi delle immagini di buoni e coraggiosi combattenti, quale Schopenhauer stesso era.”
Friedrich Nietzsche, Schopenhauer come educatore.

                                                                                            I

Il Moscone ripensava a quel passo letto nell’autobiografia di Stephen King “On writing: autobiografia di un mestiere”, tanti anni fa:


“Quando scrivete, volete pur liberarvi del mondo, non è vero? È ovvio. Quando state scrivendo, state creando i vostri mondi.
Direi che stiamo parlando in realtà di sonno creativo. Come la vostra camera da letto, quella in cui scrivete deve garantire il massimo di privacy, un luogo dove andare a sognare. La disciplina nell'orario: inizio più o meno sempre alla stessa ora e fine quando avete messo sulla carta o su un dischetto le vostre mille parole serve ad abituarvi, a prepararvi a sognare proprio come vi preparate a dormire quando vi coricate più o meno alla stessa ora tutte le sere e dopo aver ripetuto sempre più o meno le medesime operazioni. Nello scrivere e nel dormire impariamo a interrompere le attività fisiche mentre al contempo incoraggiamo la mente a staccarsi dalla routine intellettuale del nostro vivere quotidiano. E come la mente e il corpo si abituano a un certo quantitativo di sonno, diciamo sei, sette, forse le otto ore raccomandate per ogni notte, così da svegli si può addestrare la mente a dormire in modo creativo e a sviluppare quei sogni a occhi aperti le cui vivide immagini sono ottime opere di fiction.”



Rileggeva quelle frasi (davvero fatidiche, direbbe King), presenti in una nuova traduzione del libro e ripensava alla sua decisione compiuta allora.
In mano aveva le proposte di pubblicazione di diverse aziende editoriali a pagamento, quando scattò la ribellione:
«Perché devo pagare per scrivere? Scrivo per vivere e non il contrario!»
Il modo come King organizzava la sua giornata per stimolare quel “sonno creativo” faceva capire che era quello il valore fondamentale, la ricerca di un vivere di qualità e non i soldi e il successo.
In un altro punto cruciale del libro il buon Re lo dice in modo esplicito:

“Comincia così: sistemate la vostra scrivania nell'angolo e tutte le volte che vi sedete lì a scrivere, ricordate a voi stessi perché non è al centro della stanza. La vita non è un supporto per l'arte. È il contrario.”


Fu proprio dove aver letto quei due periodi supremi che finì la carriera di aspirante scrittore professionista di Mauro Banfi e nacque il Moscone.
Mauro spostò la scrivania dal centro della sua “camera dove sognare” in un angolo.
Poi prese dall’armadio una giacca di pelle nera, recuperò un cappellino da baseball e un paio di occhiali neri e si diresse verso lo specchio vicino.
E si mise a ridere fragorosamente: ahahahahahha!

                                            

Era libero. Ed è ancora libero adesso.
Della nostra vita dobbiamo rispondere unicamente a noi stessi.
Non ci sono né crediti né debiti: ognuno sceglie la sua via e la percorre fino in fondo.
Ah, quella del Mosco era bellissima! Ecco, organizzava la sua giornata tipo, in funzione della “camera per sognare” (lavoro permettendo):



Da mezzanotte alle sette: rilassarsi e addormentarsi, sonno e sogni.
Dalle sette alle otto: il risveglio, toilette ed esercizi yoga.
Ore otto: la prima colazione.
Dalle nove alle diciotto (talvolta un po’ dopo): la vita creativa, lavorativa e sportiva e un frugale pasto verso le dodici.
Dalle diciotto alle ventuno: adesso ceniamo e ci rilassiamo.
Dalle ventidue alle ventiquattro: alle prese con la digestione e il secondo cervello dell’intestino.
Dalle ventuno alle ventiquattro: la vita affettiva.