01/03/20

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento


                                   Mese di Marzo : Giulia, figlia di Claudio  



- segno zodiacale e Decani del Palazzo Schifanoia di Ferrara: dipinto di Francesco del Cossa -

Figlie e figli dell’Umanesino, Signore e Signori del Rinascimento, noi italiani facciamo da secoli l’errore di avversare in modo pregiudiziale una tendenza creativa o una nuova idea sociale e politica, perché arbitrariamente – oggigiorno manipolati da una faziosa casta di cosiddetti “giornalisti”- ci viene mostrato solo il loro aspetto superficiale, il loro deterioramento e la criticità – in senso distruttivo – delle loro contraddizioni, che inevitabilmente posseggono, forse proprio perché noi stessi italici prendiamo parte a questo atteggiamento di nichilismo cronico preventivo.
Allora ci mostriamo “menti superiori” e per stereotipo preso voltiamo loro le spalle e ci mettiamo alla ricerca di un’improbabile direzione opposta; ma, come avvenne nel Rinascimento, sarebbe meglio ricercare o formare in quei movimenti creativi i lati forti e costruttivi, con il fine di svilupparli in seguito dentro di sé.
Certo sono necessari uno sguardo più acuto e una volontà più decisa ed energica per incoraggiare ciò che sta sviluppandosi ed è imperfetto, piuttosto che smascherare l’imperfezione e negarlo per partito preso.
Il nichilismo italiano deriva senz’altro dalla nostra tendenza all’egocentrismo anarchico.




Ricordate?
A scuola ci hanno spiegato male e in fretta quel periodo, intortandoci con la storiella dell’uomo centro dell’universo, l’Io forte e signore e misura d’ogni cosa.
L’umanesimo dei nostri antenati di Firenze, Roma e Venezia, Mantova e Ferrara, Urbino e Rimini e altri luoghi italici di Rinascenza, non si occupava della presunzione antropocentrica che oggi domina e distrugge il pianeta, ma prediligeva l’aspetto plastico e visibile, le immagini, gli Dei, i miti greco-romani che rivedevano e correggevano quelli cristiani (in quanto avevano svalutato la vita terrestre e sensuale per secoli), in una parola: l’anima.
E lo spazio in cui si muoveva quest’Anima non era solo interiore ma era tutto il patrimonio di miti, d’immagini e di modalità esistenziali e costruttive che sono state tramandate dalle culture occidentali e mediterranee precedenti.
L’anima e la passione per l’antichità: questi erano i Poteri sacri venerati dagli uomini rinascimentali.
Lo studio humanitatis di Petrarca e di Ficino, di Pico della Mirandola e di Leonardo da Vinci non avevano come scopo l’esaltazione dell’Io forte umano ma il ritorno all’Anima, al diritto all’Immaginazione libera.
Come scriveva Marsilio Ficino “l’anima congiunge tutte le cose, è il centro della natura, il termine intermedio di tutte le cose”. La psiche rinascimentale diventò da oggetto di studio a Soggetto che studia e cerca d’indagare la natura e l’essere umano; l’arte e il pensiero di quel periodo storico derivano dalla riscoperta dell’anima vista come prospettiva e modalità di visione principale di tutti i fenomeni.
Altro che esaltazione dell’individualismo e dell’anarchia particolare di stati e staterelli guerreggianti all’infinito! Altro che guelfi e ghibellini e ultras politici e calcistici! Altro che trite e ritrite dispute tra laici e cattolici! Questa è l'Italietta da operetta delle televisioni, del nichilismo ignorante e coatto e prevenuto!
Il vero Rinascimento si basa sull’assunto che noi umani siamo irreali e solo l’immaginazione dell’anima, con la sua arena cangiante di storie, Dei, miti, rituali è reale.
Papa Giulio II e Michelangelo, per esempio, litigarono spesso e volentieri, ma insieme crearono capolavori immortali, perché vedevano quell’anima.



02/02/20

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento MESE DI FEBBRAIO: Ade e Trasfigurazione




- segno zodiacale e Decani del Palazzo Schifanoia di Ferrara: ricostruzione delle icone sbiadite di Maurizio Bonora -

Figlie e figli dell’Umanesino, Signore e Signori del Rinascimento, l’eroe del nostro tempo è il maschio, bianco, americano della Silicon Valley e ingegnere.
Il tizio eroico in questione è sempre molto preso dal problema del commediante e della comunicazione – oltre che dal momento in cui, da surfista, smette di remare con le braccia per prendere velocità e salta in piedi sulla tavola per cavalcare l’acme dell’onda, inseguito da qualche squalo tigre -:
”Colui che vuole muovere la moltitudine non dovrà essere il commediante di sé stesso? Non dovrà prima di tutto tradurre sé stesso in grottesca evidenza e sciorinare tutta la sua persona e il fatto suo in questa riduzione grossolana e semplicistica?”
Ah, palestrati e ipervitamizzati maschi, bianchi, americani della Silicon Valley, ingegneri eroici, siete inconsapevoli discepoli di Nietzsche e manco lo sapete, nella vostra devastante ignoranza; ma del resto voi anglosassoni non avete inventato il Rinascimento, voi non conoscete la prospettiva dell’Ade e quella della Trasfigurazione.      
La vostra genialata è stata quella di applicare l’aforisma nicciano annientando l’arte, la letteratura e la filosofia, dando la priorità assoluta alla comunicazione, all’informazione fatta solo di significanti, allo stile ridanciano e banausico del videogioco che ha schifato quello della profondità e della seria, lenta, metodica autodisciplina.     
Ecco, ora è tutto più facile e comodo, posso parlare con i miei amici, con lo smartphone, mentre produco le mie deiezioni sul cesso o mentre sono sdraiato sul letto a massaggiarmi i piedi sudati con qualche cremetta.  
Spingo tasti, spingo fuori similpensieri male digeriti ed emozioni mal formate, ma che importa: con WhatsApp sono il commediante di me stesso e smuovo le masse (dallo sfintere?).  


Mah, maschi, bianchi, americani ingegneri della Silicon Valley, è tempo che impariate qualcosa di sensato nella vostra sciagurata esistenza di nichilisti passivi: vi porto a fare un giro, per dovere di umanità, a Firenze, sotto la basilica di San Lorenzo, e cercherò di mostrarvi che cosa sono stati per il nostro Rinascimento l’Ade e la Trasfigurazione.
Invoco il primo Decano di febbraio di portarci il pensiero di James Hillman, tratto dalla sua penetrante “Re-visione della psicologia”, un grande psicologo e amico della Rinascenza, che, grazie alla splendida opera della casa editrice Adelphi, ci ha fatto capire delle cose su noi mediterranei che noi stessi italici, persi e confusi nella nostra bellissima e sciagurata, anarchica terra di elezione, non avevamo compreso:     



“È mio convincimento che noi fraintendiamo il Rinascimento vedendolo come un turbolento tributo a Dei dell’amore, della luce, della vita e della natura. Io credo che il Dio del Rinascimento e di tutte le rinascenze psicologiche sia Ade, il principio archetipico dell’aspetto più profondo dell’anima.
La mitologia greca a riprova della prospettiva totalmente psicologica di Ade dice che egli non ha templi sulla superficie della terra e non riceve libagioni...
Dalla prospettiva di Ade noi siamo le nostre immagini...
Crediamo che vita umana e anima siano naturalmente una cosa sola. Non ci siamo ancora risvegliati alla morte. Cosicché rifiutiamo quella che è la metafora prima dell’esistenza umana: che noi non siamo reali. Rifiutiamo, anche, di ammettere che la realtà umana dipende interamente dalle realtà che accadono nell’anima. Sostenere che « noi non siamo reali » significa allentare la nostra presa su tutte le apparentemente irriducibili oggettivazioni della personalità umana, si tratti del corpo organico, della personalità umana o della consapevolezza soggettiva (Descartes), e avere coscienza di esse come fantasie della psiche. Sostenere che « noi non siamo reali » significa che la realtà delle persone e ogni atto della coscienza è il riflesso d’una immagine fantastica: perché queste sono i soli veri esistenti che non siano riducibili a qualcosa di diverso dalle loro immagini; solo esse sono quali appaiono letteralmente, solo le fantasie sono completamente, incontrovertibilmente reali.”



Nel 1530 Michelangelo Buonarroti si nascose per lungo tempo nel sottosuolo delle Cappelle Medicee, sotto il convento e la basilica di San Lorenzo, in una stanza segreta.
Tra il 1529 e il 1530 il re di Spagna Carlo V, dopo aver piegato la resistenza di papa Clemente VII con il criminale sacco di Roma, decise di assediare Firenze in modo da riportare la famiglia Medici sul trono ducale.
Michelangelo aveva sostenuto a lungo la repubblica fiorentina - per quanto doveva la sua formazione artistica a Lorenzo il Magnifico e alla dinastia medicea - e i Medici, appena entrati in Firenze, scatenarono una caccia all'uomo contro gli avversari e un loro uomo d'arme, Alessandro Corsini, fu incaricato di acciuffare e forse anche torturare e uccidere Michelangelo.
Con la complicità del priore di San Lorenzo, Giovanni Battista Figiovanni, l'artista si rifugiò nel sotterraneo della Sagrestia nuova e per ingannare il tempo, ricoprì le pareti del suo rifugio con schizzi bellissimi ed energici.


02/01/20

I DECANI: ritornando all’Umanesimo e al Rinascimento MESE DI GENNAIO: DUMQUE SENEX PUER




- segno zodiacale e Decani del Palazzo Schifanoia di Ferrara: ricostruzione delle icone sbiadite di Maurizio Bonora - 

Figlie e figli dell’Umanesino, Signore e Signori del Rinascimento, è un modo davvero rinascimentale cominciare il nuovo anno a Roma, sull'altana di Palazzo Falconieri, che sovrasta via Giulia e il panorama della città eterna a trecentosessantagradi.
Su questo terrazzo meraviglioso siamo circondati dalle erme bifronti che raffigurano il dio Giano, scolpite da Francesco Borromini che ha architettato e costruito anche l'elegante e sontuoso Palazzo Falconieri.




Ti racconterò, per esempio, con l'ausilio del primo decano di Gennaio, delle medaglie artistiche usate dagli uomini e dalle donne della Rinascenza per esprimere la propria anima, nell'essenza di un'immagine che si sa, vale più di mille parole.




Nel recto, il lato davanti, era raffigurata la loro persona stilizzata di profilo e in quello dietro, il verso, i loro motti preferiti, i simboli, le allegorie, le imprese.
Ecco la medaglia di Galeotto Ferreo Orsini, che mostra la vela spiegata al vento della Fortuna (Gioventù) attaccata al serpente della Prudenza virtuosa (Anzianità), col motto DUMQUE SENEX PUER: il giovane, il nuovo sono strettamente collegati con il vecchio, l'anziano.



Da un lato il pensiero indica l'abilità di lasciar maturare le cose usando una modalità duplice ma complementare, come un Giano bifronte, la capacità di impiegare nel vivere una cauta energia.
Come recitava il celebre Buon Suggerimento di Aristotele, seguito come programma esistenziale- e come cemento armato per il suo strepitoso lavoro di squadra - dall'imperatore Ottaviano Augusto: "riflettere lentamente, ma poi agire con grande determinazione e rapidità".
Il motto significa inoltre che le forze del vecchio e del nuovo non possono essere scisse e divise.
Oggi viviamo quasi completamente immersi nella tirannia dell'Attimino materiale, consumistico e virtuale.
Il Rinascimento non va pertanto preso alla lettera, non è un polveroso ritorno al passato mummificato in cui collocarsi di fatto; è solo un diverso modo di vivere nell'Attimino, in questa sorta di neodittatura del Puer che ci circonda.
La storia, se non è viva e vissuta, è come una vecchia statua nel parco che cade a pezzi, buona sola per essere scagazzata dalle cornacchie e dai piccioni.
Il valore psichico, interiore del Rinascimento sta nel servire a collocare l'Attimino in prospettiva.
Non si vede bene se si è troppo vicini e schiacciati a terra, come non si osserva bene se si è sparati a razzo verso il cielo: tutto si appiattisce o si confonde.
La Rinascenza di cui parlo è solo una possibilità - per me meravigliosa - di guardar meglio il proprio Attimino facendo un passo indietro.
Certo, si tratta dello sguardo dell'antico, del vecchio, ma può essere anche per qualcuno di voi lo sguardo essenziale sulla vita, può appunto servire a guadagnare in essenza, in peso specifico psichico.
Chiedo a questo punto a un altro Decano di Gennaio di portare uno stupendo pensiero di Pascal e un geniale disegno di Leonardo da Vinci, il "Adolescente e Anziano", presente al Museo degli Uffizi di Firenze, che chiariranno ulteriormente il pensiero "DUMQUE SENEX PUER":

02/12/19

I DECANI: ritornando all’Umanesimo e al Rinascimento MESE DI DICEMBRE: quella decadente mancanza di senso nelle immagini attuali del web.

             

- segno zodiacale e Decani del Palazzo Schifanoia di Ferrara: ricostruzione delle icone sbiadite di Maurizio Bonora -
 
Figlie e figli dell’Umanesino, Signore e Signori del Rinascimento, intorno a noi vi sono i sacramenti della mediocrità coatta e della degradazione dell’umano a gregge, e ci muoviamo in un mondo sconosciuto, dove vi sono caverne ed ombre e abitatori delle tenebre.    
Capita che talvolta l’essere umano regredisca sulla via dell’evoluzione, e osservando con raccapriccio il massacro quotidiano del senso delle immagini, completamente annichilito in quella sorta di lager per la mente che sono gli orrori indicibili di WhatsApp o di Instagram e similari, imploro il primo Decano di dicembre di riportarmi nell’eterna epoca dell’emblematica rinascimentale, ai tempi dell’ ”Emblematum liber” del grande Andrea Alciato.



E’ noto in tutto il mondo che la nostra Rinascenza prediligeva il mondo visibile delle icone e degli emblemi, espressione manifesta nell’esaltante mondo della scultura, dell’architettura e della pittura.   
E’ meno noto – soprattutto tra noi eredi italici – che nel Rinascimento le immagini mitologiche, pagane e/o cristiane, erano quasi sempre vivificate dall’ecfrasi (clicca e vedi il video) :


                       


come un ventaglio decorato si apre e distendendo a poco a poco, sapientemente, la sua superficie semicircolare esibisce chiara e distinta la figurazione che lo trama, così il pensiero dispiega e mostra con il prezioso ed emozionante ausilio delle immagini i propri elaborati e complessi ragionamenti, suscitati dalle icone e raccolti dalla logica nell’intimo.    



Nel 1531, lo stampatore Heinrich Steyner illustrava con delle xilografie il primo, mitologico Libro degli Emblemi, composto inizialmente con poesie latine dal giureconsulto e umanista Andrea Alciato, che aveva dedicato a un suo amico studioso.        
Il successo del volume fu tale che l’Emblematica divenne un genere diffuso in tutta Europa per tre secoli e poi si trasformò in varie forme, per arrivare alle nostre odierne “graphic novels”.       
Alciato e Steyner inventarono un modo speciale e geniale per collegare le immagini alle parole, l’ecfrasi. 
Questo procedimento si basa sulla cognizione lucida e logica che delinea e guida la sequenza iconica che, altrimenti, risulterebbe priva di quella salda e interna coniugazione fra le parti e il tutto, che rende possibile, fruibile e manifesta la dinamica del pensiero stesso ivi contenuto, vale a dire del processo di riflessione che visualizza le idee e i concetti celati nel significante delle immagini.   
Ed è proprio questa mancanza di coordinazione fra le partI e il tutto che caratterizza l’orrendo caos senza senso che avvertiamo quando usiamo WhatsApp , Instagram o altri disordini mentali simili.     
Con il tempo e il succedersi delle fortunate edizioni dell’Emblematum Liber, Andrea Alciato strutturò la modalità dell’emblema, che è così formata:      
a) Inscriptio, il Titolo: la succinta denominazione che dichiara il soggetto, il tema e l’idea dell’Emblema; 
b) Pictura o Res Picta, la figurazione: la visualizzazione iconica del tema o del concetto emblematico;    
c) Subscriptio o poesia descrittiva: descrizione in versi del soggetto, che poi nelle successive edizioni si arricchirà di commenti in prosa esplicativi.   
Nell’odierno proliferare sui social web di miriadi di immagini prive di senso, accompagnate da frasettine asfittiche (e spesso puerili) sempre più frammentate e ridotte all’afasia del telegramma, il nesso che coinvolgeva dialetticamente le due facoltà immaginative (quella di chi parla o scrive e quella di chi ascolta o legge) è stato annichilito, ed è cominciata una degradazione della comunicazione umana grave e preoccupante, che al momento sembra non avere fine e rimedio.  
L’ecfrasi intellettiva permetteva alle rappresentazioni mentali di dipanare i suoi discorsi nello specchio delle immagini in azione, per poi proporli e comunicarli all’altro da sé.        
La quasi completa ignoranza di questa tecnica comunicativa e la conseguente indifferenza verso il dovere di essere chiari e fruibili a un altro da sé, indica chiaramente che ci troviamo in una sorta di tirannia egotica di massa, che desta allarmata inquietudine nell’autore.   
Chiedo pertanto a un altro Decano di dicembre di mostrare l’Emblema “Occasione” di Andrea Alciato, come antidoto, esempio e contromovimento a questa nuova barbarie che ci circonda e assedia; oggi quasi tutti sui social ciarlano di occasioni sognate, perdute e proclamate senza preparazione e pudore; sarebbe prima il caso d’imparare a comunicarle al prossimo con un minimo di chiarezza e fruibilità. 
La fiducia in se stessi, nella propria "virtus" avversaria del fato avverso e della fortuna, soppiantò la medievale visione teocratica -e spesso fanatica-  della realtà, scardinandola: gli eventi e le decisioni umane cessarono di essere frutto della volontà divina o del determinismo astrologico o di forze esterne; la nozione di libertà di scelta e di azione penetrò profondamente nella percezione dell'uomo e del mondo e diede forma agli ideali di etica civile, pragmatismo, individualismo, competitività, legittimazione della ricchezza acquisita con il merito ed esaltazione della vita attiva del corpo, dell'anima e della mente.
Ora necessita un nuovo Rinascimento contro il nuovo egocentrismo di massa.




07/11/19

I DECANI: ritornando all’Umanesimo e al Rinascimento MESE DI NOVEMBRE: il silenzio

                                                               
                                         Mese di novembre: il silenzio 



   - segno zodiacale e Decani del Palazzo Schifanoia di Ferrara: ricostruzione degli emblemi sbiaditi di Maurizio Bonora -

Figlie e figli dell’Umanesino, Signore e Signori del Rinascimento, è con un misto di preoccupazione e orrore che osservo i vostri corpi, le vostre anime e i vostri spiriti ormai quasi completamente assorbiti dai cosiddetti social o dalle app del rincoglionimento globale come WhatsApp.
Noto fenomeni inquietanti come la mancanza di ecfrasi nel proliferare senza senso, nel massacro, direi, del senso delle immagini che riversate su Instagram o la riduzione della scrittura a frasette sempre più simili a telegrammi composti male e di fretta e da soggetti ammalati, rimbambiti dalla febbre e dalla confusione dell’organismo.  
E’ tempo di guarire da queste follie e di tornare a guardare e a fare meglio facendo un passo indietro: RETROCEDENS ACCEDIT.    
In un tempo di grande smarrimento e di lotte intestine tra repubbliche e staterelli, i Rinascenti ritornarono indietro per trovare delle fondamenta, per recuperare uno sguardo IN ESSENZA, essenziale sulla vita umana e il suo divenire nel mondo e nella natura.    
Si amava riassumere tutto ciò anche con un’altra massima: PHILOSOPHIA DUCE REGREDIMUR.   



Con la filosofia e l’immaginazione che ci guidano, guardiamo indietro per andare avanti.     
A scuola ci hanno spiegato male e in fretta quel periodo, intortandoci con la storiella dell’uomo centro dell’universo, l’Io forte e signore e misura d’ogni cosa.
L’umanesimo e la Rinascenza dei nostri antenati di Firenze, Roma e Venezia, Mantova e Ferrara, Urbino e Rimini e altri luoghi italici dell’Umanesimo e del Rinascimento, non si occupavano della presunzione antropocentrica che oggi domina e distrugge il pianeta, ma prediligevano l’aspetto plastico e visibile, le immagini, gli Dei, i miti greco-romani che rivedevano e correggevano quelli cristiani (in quanto avevano svalutato la vita terrestre e sensuale per secoli), aspetto estetico e significante che poi veniva rivificato dal senso con l’ecfrasi e la significazione della parola, in una parola: l’anima. 
E lo spazio in cui si muoveva quest’Anima non era solo interiore ma era tutto il patrimonio di miti, d’immagini e di modalità esistenziali e costruttive che sono state tramandate dalle culture precedenti e che sono state rivificate da nuove grandi ricerche sul campo e da altre straordinarie invenzioni creative.
L’anima e la passione per l’antichità: queste erano le Forze Sacre venerate dalle donne e dagli uomini rinascimentali.     

Per spazzare via la decadenza e il degrado del rintontimento “social e app” di questa ridicola, e per certi versi servilmente utile e divertente, “civilizzazione informatica” chiederò ai trentasei Decani del Palazzo Schifanoia di Ferrara (gemma del nostro primo Rinascimento, a oggi iniquamente chiuso al pubblico), ai trentasei Signori dei dieci giorni del cielo siderale, che mediano l’energia cosmica tra le dodici Divinità del Pantheon e il nostro caro mondo al di qua, di emanare ogni mese dei pensieri che vi risollevino dal malinconico decadimento in cui siete precipitati e caduti.
Nicola Cusano nella sua opera Asclepius del 1458 scriveva:
“Così l’essere umano ha l’intelletto che è similitudine della Mente Universale quando crea”.      
E’ per questo che apro le mie porte ai Decani, perché spero che ancora molti di voi si possano redimere e riescano a ritrovare la propria anima rinascimentale…




Il primo Decano chiama Francesco Petrarca, primo insigne umanista italiano:   
       

"Volo ego ut lector meus, quisquis sit, me unum, non filie nuptias non amice noctem non hostis insidias non vadimonium non domum aut agrum aut thesaurum suum cogitet, et saltem dum legit, volo mecum sit. Si negotiis urgetur, lectionem differat; ubi ad legendum accesserit, negotiorum pondus et curam rei familiaris abiciat, inque ea que sub oculis sunt, animum intendat. Si conditio non placet, inutilibus scriptis abstineat; nolo ego pariter negotietur et studeat, nolo sine ullo labore percipiat que sine labore non scripsi."    

"Voglio che chi mi legge, chiunque sia, pensi a me soltanto, non alle nozze della figliuola, alle notti con l’amante, alle insidie del nemico, alle liti, alla sua casa, al suo podere, al suo tesoro; e almeno mentre mi legge, sia con me. Se è oppresso dagli affari, differisca la lettura; ma quando si mette a leggere, deponga il peso degli affari e le cure del patrimonio, e dedichi la mente a ciò che ha sotto gli occhi. Se questa condizione non gli piace, lasci stare i miei scritti per lui inutili; non voglio che legga e studi nel momento stesso in cui si occupa d'altro, né voglio che senza fatica si goda quanto non senza fatica io scrissi." 


Il Rinascimento dell'anima cominciò con la scalata di Petrarca dal Mont Ventoux (aprile 1336), quando egli non aveva ancora trentadue anni. Sulla cima del monte, con lo stupendo panorama della Provenza, delle Alpi e del Mediterraneo che gli si apriva davanti, egli aveva aperto il suo volume delle Confessioni di sant’Agostino.
Sfogliando a caso, come si usava nel Medioevo, aprì il libro X, capitolo 8, e lesse:
«E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l'immensità dell’Oceano, il corso degli astri, e non pensano a se stessi».
L'emozione che ne scaturì creò il nuovo atteggiamento del Rinascimento.
Allorché, poco tempo dopo, egli scrisse un resoconto di questa esperienza disse che: " gli uomini trascurano se stessi (relinquunt seipsos)". E anche nel suo Secretum, scritto più tardi, il personaggio di Agostino parla dell’inutilità di conoscere tutte le cose se si rimane ignoranti di se stessi. Petrarca ricava questa cruciale conclusione da ciò che accade sul Mont Ventoux: «Niente è degno d’ammirazione fuorché l’anima » (nichil preter animum esse mirabile).
Per comprendere che cos'è quest' anima nell'al di qua occorre leggere attentamente questo frammento di epistola di Petrarca ai suoi familiari, e osservare con pazienza l'atteggiamento del nostro.    
In queste parole si afferma il primato della conoscenza di sé e del mondo sopra il vano primato dell'agire politico o economico.     
La lettura, la scrittura e la creazione richiedono attenzione e sforzo.
Chi è distratto dalle chiacchiere sociali e dall'arrampicamento ai posti di potere o dalla guerra per arraffare la roba, si astenga e vada altrove, sopratutto da se stesso.
E se vuole ritrovarsi si rinchiuda a triplice mandata nel suo studiolo, nel suo scrittoio: lì c'è la sua anima.
Uno scritto, un dipinto, un brano musicale richiedono silenzio, fatica, dedizione.
Solo i consumi finiti nella spazzatura possono essere divorati nel casino e nella distrazione che uccidono l'anima, come l'immondizia psichica che viene scambiata con i social e le app.    




27/01/19

La nutria e lo Zoo Serial Killer

- A Rubrus, ottimo fabbro e supervisore.
                                                                                   - Culex pipiens -                         
 
In principio fu la zanzara.
Qualcuno dice che all'inizio fu il fulmine e poi la clorofilla, ma, ahia! io dico...'sta cavolo di zanzara!
Si posa, con il suo ronzio fastidioso sul braccio e comincia a succhiarmi il sangue.
Lascio fare. Lo accetto. E’ naturale.
E’ nell’ordine delle cose.
Avete mai assistito alla meravigliosa metamorfosi della larva di zanzara che esce dall’acqua mutata in insetto adulto?
Meraviglioso, eh!
L’insetto, sazio, vola via dalla finestra.
Arriva un passero e si mangia l’alata vampira.
Il mio dito indice scivola sul coltello, ma decido di non intervenire.
Il Libro della Natura volta le sue pagine in modo armonioso e aggraziato.
Non posso disturbare.
Sono un tipo preciso e meticoloso.
Il passero si posa per un attimo sul terrazzo del mio lindo appartamento.
Un gatto rosso gli salta addosso.
In un lampo estatico, lo azzanna alla gola e comincia a divorarlo.
Penne e piume comprese.                       
La mia mano accarezza una beretta calibro 7,65, ma lascio che sia.
Sono talmente sereno nella mia decisione di “lasciare che sia”, che metto il CD con la canzone " Let it be " dei Beatles, e lo faccio maestosamente risuonare tra le bianche pareti del salotto.
E’ magnifico, non c’è traccia di polvere e ragnatele.
Oh, musica celestiale! Sento le ferine mascelle del piccolo felino che ripuliscono
accuratamente gli ossicini del bruno uccellino, e poi cominciano a triturarle.
Un gatto non butta via niente.
Terminato lo spuntino, il gatto con un balzo atterra nel cortile e…viene subito attaccato dal pit-bull del vicino!
Che notte movimentata!
Il gatto è rapidamente squarciato dalle possenti fauci del cane e dilaniato, mentre il sonno del circondario non è disturbato.
Questo cane per i miei gusti è già un po’ troppo umanizzato.
Quasi quasi sparo.
Non ce la faccio.
C’è ancora troppo animale in quella bestia antropomorfizzata.
Ecco, forse ci siamo.
Dietro di lui, arriva il suo aguzzino, roteando in aria una mazza da baseball in metallo.
Lo colpisce alla schiena. Ancora e ancora.
Deve pagare per la tracotanza dei suoi bassi istinti.
Il povero cane guaisce. Sembra il pianto disperato di un bambino.
Colpito, ancora e ancora. Caina e rantola.
Ecco il mantra magico si accende nel mio cuore: ”…e infine il Signore sull’Angelo della Morte sul macellaio che uccise il toro che bevve l’acqua…”
Io sono la Nutria, forse, per tutti una misera cosa, marginale, lo so, ma posso ristabilire il corso naturale degli eventi, grazie al potere del mio mantra.
Occorre eliminare il disarmonico elemento umano.
La boriosa concezione antropocentrica.   
 
                                                   
Salve a tutti, mi presento, sono una poiana comune, e il mio nome è Buteo.
Non vi preoccupate, lungi da me il pensare di potervi spiegare che cosa diavolo è successo nella mente di questo tizio che sta sproloquiando e si è autonominato “la Nutria”.
Sapete, a noi poiane piace stare ai bordi delle strade, su arbusti, pali o balle di fieno, in silenzio e in disparte.
E sai che facciamo? Spiamo le nostre prede dal nostro appostamento, con pazienza, incessantemente.
Aspettiamo il momento giusto e poi...zac!
Uhmm...là c'è una bella nutria di dieci chili spappolata da un T.I.R. sulla tangenziale, e prima di andare a pranzare voglio esservi utile, visto che voi umani siete sempre così gentili a spiaccicare qualsiasi essere vivente - e pure quelli della vostra specie, che sanno vagamente di cane- sull'asfalto, per la delizia dei nostri stomaci.
Pensavo di fare una buona azione cercando di presentarvi alcuni fatti che raccontano la genesi di questa strana persona.
“La nutria” prima di sbroccare e autonominarsi così si chiamava Mauro ed era un patito di mountain-bike.
Quando poteva, andava ad allenarsi nei bei parchi intorno a Pavia.
Un giorno, mentre costeggiava un campo delimitato da profondi fossati e ampie rogge, sentì degli spari di doppiette, fuori stagione (in primavera) e vide dei cacciatori sparare a dei grossi topi, molto lenti e facili bersagli.
Un tizio da lontano gli gridò in dialetto di andarsene, se non voleva beccarsi qualche pallettone…
Mauro filò via e si nascose dietro un gruppo di robinie; cominciò ad assistere inorridito a un’autentica, assurda carneficina di nutrie; una mattanza senza senso, dove le bestie, o per meglio dire i diavoli - non voglio offendere la mia nibile categoria- come sempre erano quei violenti fanatici e ignoranti armati di fucile.
Da informata piccola aquila di campagna mi preme segnalarvi la strana storia della nutria.
Questa vicenda è legata allo sfizio consumistico delle ricche Signore dell’alta borghesia che volevano farsi la pelliccia di “Castorino”.
Il Myocastor Coypus, proviene dal Sudamerica, è stato importato in Italia nel 1928 per farne pellicce.
Negli anni 60/70 il mercato del castorino conobbe una solita crisi, e gli allevamenti furono abbandonati; gli animali fuggirono o vennero liberati.
Grazie alla sua straordinaria capacità di adattamento, la nutria è proliferata in tutt’Italia e certo può creare dei danni ambientali, perché divora le uova degli uccelli acquatici ed erode gli argini dei fiumi e dei campi, per farsi le tane, essendo un formidabile roditore.
Tanto per cambiare, al posto di predisporre un piano di catture mirate, per riportare l’incolpevole animale nelle sue terre d’origine, un problema creato dall’uomo diventa un capro espiatorio affinché lo stesso sfoghi la sua terribile violenza.
Lo stesso destino ha colpito il topo muschiato, l’ondatra, allevato, dimenticato e poi abbattuto a vista, perché “ i topi fanno schifo e portano le malattie”, come recitano atavici luoghi comuni per male informati.
Dopo il massacro e allontanatisi i cacciatori, Mauro vagò per il campo, disseminato da un centinaio di corpi di nutria ridotti a frattaglie. Inutile dire che s’inginocchiò a piangere in mezzo a quello scempio, essendo un animalista fanatico da quando era bambino.
Da una tana scavata nel greto di un fossato, uscì un enorme nutria, dotata di una folta pelliccia color verde, e andò a sedersi davanti allo spettatore di quel massacro,
osservandolo con degli occhietti rossi e vispi.
Per quanto sia un rapace e come minimo ci vedo come un'aquila, non posso spiegarvi il perché degli strani colori del roditore; credo che si trattasse di una specie mutante, di un animale che si è nutrito degli abbondanti rifiuti tossici che infestano la pianura lombarda e ha sviluppato una nuova morfologia.
E anche nuovi poteri mentali, perché cominciò a comunicare telepaticamente con il nostro sbigottito ciclista animalista.
“ Mauro, ti chiedo solo una cosa: vendetta, spietata vendetta.
Ti passo i miei poteri: ti sosterranno nella tua opera di giustizia.
Uccidi tutti gli assassini di animali innocenti!”.
Dopodiché lo morse e dopo una lenta incubazione, in un’afosa serata d’agosto
Mauro si trasformò ne “la Nutria”.
Così questo fu il primo di un nuovo tipo d’omicidi seriali.
Il morso della nutria mutante aveva infuso nel corpo di Mauro una forza furibonda e sovrumana, che s’innesca alla sola vista di un maltrattamento su un animale.
Il mantra tratto da una celebre canzone di Angelo Branduardi partiva nella sua mente - a lui caro ricordo d'infanzia - e una voglia irrefrenabile d’uccidere lo portava a eliminare i violenti con un’iniezione di cianuro di potassio da 300 mg, il metodo di liquidazione perlopiù preferito dal maniaco ecologista.
Il sadico padrone del pit-bull fu ritrovato immerso in una fossa ricolma di letame, in aperta campagna.
Fulminato da una letale iniezione al cianuro.
Eseguita con scientifica precisione nella carotide del collo.
Fuori del letamaio c’era il corpo massacrato del pit-bull.
Il suo stomaco conteneva avanzi di gatto.
Quello del gatto resti di penne e di piume e intestini di passero.
Nelle interiora del pennuto furono rivelate microscopiche scorie di zanzara.
L'invisibile armonia della natura era stata ristabilita.
La Nutria, nel giro di due anni, terrorizzò il Bel Paese con le sue iniezioni al cianuro nella carotide di chi ha commesso atti di violenza sugli animali.
La Nutria uccise quattordici persone.
Caddero, per diretta conseguenza, le teste di vari Pubblici Ministeri e di sette Commissari di Pubblica Sicurezza.
Il caso giocava a rimpiattino da un pool investigativo all’altro, ma nessuno riusciva a prendere il serial-killer zoologico.
Si richiamò dalla pensione il pubblico ministero Nello Viola, noto investigatore d’assassini seriali.
Durante la sua lunga carriera n’aveva acchiappati una bella decina.
Dopo aver esaminato i voluminosi faldoni riguardanti la Nutria – nessuno ovviamente sapeva il suo vero nome, il caso era stato denominato dalla stampa Zeta Kappa, “Zoo Killer”- e le dinamiche dei suoi crimini, il dottor Viola si poneva questa riflessione, un mattino che si radeva davanti allo specchio:
- Questo giustiziere animalista per sfogare gli istinti del suo basso ventre, s’è inventato come ristabilitore dell’ordine cosmico.
Chiunque maltratti o macelli o vivisezioni o abbandoni qualsiasi genere d’animale si deve ritenere un potenziale condannato a morte.
Il movente è indicato con precisione dal suo rituale circolare.
Dato che nella vita non se lo fila nessuno, s’è autoproclamato Madre Natura.
Questi frustrati post-moderni, mettono sempre in discussione i comportamenti degli altri e non pensano mai, ma nemmeno per una frazione di secondo delle loro tristissime vite, a mettere in discussione i loro difetti, e loro stessi!
Come aveva ragione il favolista greco Esopo!
Giriamo per strada con due bisacce sulle spalle.
Davanti a noi, in quella più piccola ci stanno le magagne e le brutture del nostro prossimo.
E non perdiamo occasione di notarle e criticarle a tutto spiano.
Questa attività ci piace tanto, e spesso sprechiamo la vita a infangare e demolire tutto e tutti.
Quella dietro, la più voluminosa, e di molto, contiene le nostre miserie e bassezze.
Quella, non solo non c’interessa, ma proprio non la vediamo.
Guai se qualcuno si azzarda a farcela notare!
Zeta Kappa, lo Zoo Killer.
Dove sei?
Dove abiti?
Come posso fermarti Signor Bovary delle bestie?
Lo sai chi sei, in verità?
Sei solo l’ennesimo insoddisfatto dell’ormai imperante reclutamento allargato dei falliti.
La vittima carnefice del sistema consumistico.
Come riuscire a farti capire che bisogna amare gli animali solo per essere più vicini e sentirsi più fratelli delle persone?
Per esprimere un’altra potenzialità dell’essere umano?
Dopo questa meditazione il Viola annunciò una mossa a sorpresa.
Convocò una conferenza stampa a livello nazionale e lanciò il seguente avviso all’omicida seriale.
— Caro Zoo Killer, io non muoverò un muscolo per cercare di catturarti.
Sei troppo preciso e sicuro.
Sfiori quasi il divino nell’arte di non lasciare tracce.
Ti faccio una proposta.
Ormai sono troppo anziano perché possa andare in giro con una scorta armata.
Perdonami. Ho meglio da fare che giocare al gatto col topo.
Se vuoi, pedinami. Voi serial-killer siete dei campioni in questo campo, lo sappiamo bene
dai film e dai romanzi.
Ogni giorno entrerò in un bar diverso a farmi un cappuccino.
Quando ti senti sicuro, siediti vicino a me e facciamo due chiacchiere.
Nessuno mi proteggerà.
A presto, Zeta Kappa.
I cronisti dei mass-media rimasero tutti a bocca aperta.
Viola abbandonò il caso e non ci fu verso di farlo tornare indietro.
La sua decisione fu irrevocabile.
Le Istituzioni erano impotenti.
A lui non poteva fregare di meno.
Per un anno gli omicidi dello Zoo Killer/ la Nutria continuarono impuniti e senza interruzioni.
E ora, con permesso, la vostra Buteo vi saluta e va a mangiare quella carogna di nutria sulla strada.
Vi lascio al finale della storia.

08/10/17

LE PECORE CINESI

                     
(storia da leggere per non diventare uno zero sommato)
“Chi si fa pecora, il lupo se lo mangia”
Proverbio popolare  

Avvertenza: il racconto è politicamente scorretto

                               I


 

Così avvenne che il pastore chiamò a rapporto i suoi cani-pastore e disse:
«Oggi marchieremo sulla fronte delle nostre pecore cinesi il segno dello zero sommato.    
Questo è il grande giorno per il quale siete stati cresciuti e addestrati fin dalla nascita.    
E’ bene ricordarvi perché state per operare questa bollatura a fuoco.
Le pecore cinesi sono lo scheletro e il sostentamento della nostra società, prima di essere il nostro lavoro.    
Gli ovini cinesi ci forniscono lana, latte, combustibile sotto forma di escrementi e infine la loro stessa carne.    
Affinché producano tutte queste merci senza ribellarsi alla loro funzione sociale è necessario che credano di essere libere e felici.    
Per indurle in questo stato di manipolazione ipnotica civile, fin da quando erano agnelli, sono state educate a conformarsi all’ideale vigente nelle grandi città che comprano i loro prodotti finiti: l’acquisto compulsivo e insensato di oggetti e di cibo.    
Fin da quando erano agnelli, sono state convinte a credere che la loro lana serve a creare degli stracci chiamati “vestiti alla moda”, che gli abitanti delle megalopoli si accaparrano dentro enormi capannoni.    
E che i loro escrementi alimentano le macchine che trasportano gli uomini per tutto il pianeta.    
E che il loro latte è trasformato in cibo che va a ruba nei grandi magazzini delle città.    
E infine anche la loro stessa carne sarà data in pasto agli affamati nevrotici delle città che si gettano su ogni tipo di cibo e di consumo in modo ossessivo e violento.    
Fin da agnelli, inculchiamo nelle loro menti il senso doveroso e ineluttabile di un inconsapevole sacrificio, in nome della nostra gloriosa società di pastori.    
Oggi, miei fedeli cani-pastore, radunerete il gregge delle pecore cinesi nel recinto di raccolta e le incanalerete nel corridoio della marcatura, dove a una a una sarà tatuato sulla loro fronte, con il ferro incandescente, il logo dello zero sommato.    
 


Per renderle mansuete organizzeremo per conto loro una marcia di protesta contro le aggressioni dei lupi cattivi, nostri complici nell'opera di coesione e protezione sociale.    
Permetteremo loro d’indossare qualche straccetto colorato per farle sentire più emancipate e ribelli; lasceremo che urlino qualche frase stereotipata senza senso e costrutto, tipo “i lupi cattivi sono l’espressione di un sistema malvagio”, o “vogliamo crescere i nostri agnelli in pace!” e, manipolando i loro deboli cervelli con questi ridicoli luoghi comuni, in questo modo le renderemo degli zeri sommati, una specie di bestie d’armento che vive senza futuro e incapace di creare una propria vita autonoma.    
Più si crederanno libere e felici più le controlleremo a nostro piacimento.    
Con la finta marcia di protesta rafforzeremo in loro l’istinto gregario del gregge, vale a dire l’impulso a essere “zero più zero uguale a zero”, dove ogni zero ha “diritti uguali” agli altri zero, dove è virtuoso ed eticamente civico e sociale essere zero.    
Il mantenimento di questo ideale gregario è fondamentale per promuovere l’ideale dominante della nostra società: l’acquisto insensato e ossessivo di oggetti e di cibo.    
Consapevoli della necessaria importanza del nostro lavoro, su la zampa e pronunciate, prima dell’operazione di marcatura, il nostro giuramento di fedeltà eterna alla società dei consumi:    
( il pastore strinse il pugno e tese il braccio destro davanti al suo cuore, mentre i cani-pastore alzarono le zampe destre)
  
“Produci, consuma e crepa! 
Zero più zero uguale a zero! 
Produci, consuma e crepa! 
Ma zero elevato allo zero, che si eleva dallo zero, può diventare uno, può diventare qualcosa d’individuale e di pericoloso, e allora: 
omologare, conformare, sorvegliare, prevenire e reprimere senza pietà!
Produci, consuma e crepa, zero sommato!”    



                               II

Nel cuore della foresta, in un altro luogo della società degli acquisti e dei consumi scriteriati, un branco di lupi cattivi stava inseguendo il lupo Omega.    
Fin da cucciolo, Omega era cresciuto nel più basso grado della gerarchia sociale del branco e aveva subito aggressioni da parte di tutti gli altri lupi.
Eppure la sua situazione di marginalità era sempre stata solo apparente. Più volte aveva sfidato e attaccato il lupo Alfa, il capo branco, per fargli capire che gli attacchi al gregge delle pecore cinesi non facevano altro che rafforzare il sistema delle grandi città che da sempre dava loro la caccia e li aveva portati al limite dell’estinzione.    
Più volte aveva cercato di far capire ad Alfa che la violenza indiscriminata non faceva altro che ritorcersi contro il popolo dei lupi.

 


- Alfa -

Fin da cucciolo, era stato un lupo strano: la sua funzione era sempre stata quella di calmare la tensione tra i canidi selvaggi, quando si scatenava la competizione alimentare di tutti contro tutti per divorare la preda.
Uno stato primordiale di ferocia brutale che spesso portava a gravi ferimenti tra gli appartenenti al branco.    
Con una serie di comportamenti istintivi, Omega (assumendo particolari posture del corpo o espressioni facciali e vocalizzi), era sempre riuscito a riportare la calma nel branco, evitando duelli troppo cruenti tra i lupi Beta (i lupi soldati fedeli al capo Alfa), ripristinando l'armonia.
Quella mattina, dopo un’ennesima discussione con il capo branco sull’uso della violenza e la razzia delle pecore cinesi, il dominante Alfa aveva ordinato ai Beta d’inseguirlo e di toglierlo di torno, perché era stufo delle sue chiacchiere fastidiose.    
Dopo ore d’inseguimento sfibrante, tra boschi, fiumi e brughiere, i Beta spinsero Omega in cima a una collinetta, e si preparavano ad attaccarlo per ucciderlo, quando Omega parlò loro:    
“Fedeli e indomiti Beta, ascoltatemi; non intendo salvarmi la pelle con le chiacchiere, non ho paura di morire.    
Voglio solo che voi riflettiate sulla sopravvivenza e il futuro del nostro branco.
Se continuate ad attaccare con violenza insensata e in modo avventato il gregge delle pecore cinesi, renderete più forte il sistema delle grandi città che ci ha portato sull’orlo dell’estinzione.    
Con l’alibi di dover proteggere gli ovini cinesi dalla violenza, i pastori umani, con l’ausilio dei battaglioni dei cani-pastore, imporranno un globale livellamento delle condizioni di vita e la definitiva cessazione di ogni sperimentazione vitale autonoma e personale, provocando il completo assorbimento dell’individuo nella società degli acquisti e dei consumi insensati.
Guardatemi, fratelli e sorelle lupi, viviamo insieme da quando siamo cuccioli!
Nel profondo del vostro istinto lo sapete: Omega non vuole sfidare il grande capo Alfa, non vuole diventare un pastore o un cane da pastore. Non m'interesso al Potere, sorelle e fratelli lupi.
Il mio compito, la mia missione è quella di riuscire a portar via molte pecore cinesi dal gregge, per questo sono nato e venuto al mondo!
Per riuscirci non voglio azzannarle e rubarle ai recinti, ma fare in modo che loro stesse se ne vadano, con le loro gambe e con la loro volontà dal gregge del sistema, per farsi lupi liberi e indipendenti e trasformarsi in persone autosufficienti e autonome, estranee ed emancipate da ogni forma di sistema e non più soggette alla schiavitù dell’ideale dell’acquisto e del consumo insensato e ossessivo di oggetti e di cibo, che sta distruggendo il nostro antico popolo e la terra su cui tutti corriamo.

Ho avuto una visione, sorelle e fratelli lupi.
L’altra sera, mentre ululavo alla luna ho visto un nuovo futuro per il nostro branco, una nuova creazione di vita: la città, che è stato il luogo di nascita della civiltà dei pastori umani e dei cani-pastore, fondata sugli acquisti e i consumi sconsiderati, nella forma in cui la conosciamo, non esisterà più. 
Naturalmente ci saranno dei centri, ma saranno mobili e fluidi come la corsa di un branco di lupi. Ogni individuo sarà un centro e una città aperta, deflagrata, fluidificante. 
I popoli degli animali non saranno più separati gli uni dagli altri entro gli assurdi limiti delle Nazioni, ma migreranno e circoleranno liberamente sulla superficie della terra e si mescoleranno tra loro. 
I governi lasceranno il posto ad amministrazioni di qualità fluide e non autoritarie e la partecipazione alla gestione pubblica sarà diretta e attiva.
Gli uomini politici saranno una cosa superata come i dinosauri.
Le macchine non saranno eliminate fino a quando i pastori non avranno capito la natura del mistero che li lega a quanto hanno creato. 
L’adorazione, lo studio e il soggiogamento alle macchine lasceranno gradualmente il posto al fascino di tutto ciò che è vera magia naturale.
Questa mutazione che ci attende, sorelle e fratelli lupi, è connessa al discorso più profondo e ampio del potere e della proprietà.
I pastori umani saranno costretti a rendersi conto che il potere deve essere tenuto aperto, fluido e libero, come avviene nel nostro branco.
Il nostro scopo non sarà possedere il potere e la proprietà, ma irradiarlo.”

Appena terminato il discorso di Omega regnò il silenzio.    
Poi si fece avanti Alfa, con passo lento e maestoso e giunto sulla cima della collinetta si sdraiò ai piedi di Omega, uggiolando e mostrando la pancia.
Spalancò le fauci e Omega gli leccò la lingua penzolante.    
Il branco ululò nella notte per suggellare il nuovo accordo tra lupi.
L’indomani molte pecore cinesi furono liberate dal recinto della marcatura per diventare fieri lupi selvaggi.

 
                 - Omega -

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