SONO SOLO UN
VIANDANTE GROSSIPIEDI
Perché l’hai fatto?
Arrivati alle sponde del Lago Azzurro, nel punto in cui si dipartiva la spirale del Regno dei Martin Pescatori, Mosco e Syd piantarono le tende.
Eseguito a dovere il lavoro si recarono a controllare una grotta lì vicino, dove Mosco aveva stipato in botti di rovere alcune provviste.
Prese da un barile un sacchetto contenente dei tuberi – seme di patata, facendo attenzione che ogni pezzo avesse almeno un paio di gemme fertili.
«La cura sarà lunga, Syd, almeno un paio di mesi, e le signore patate ci daranno l’alimentazione giusta per questo periodo, insieme a molti tipi di ortaggi e insalate e tipi di frutta che troveremo qua intorno.
Andiamo a metterle a dimora vicino al nostro bivacco».
La primavera avanzava ed era la stagione degli amori per tutte le forme di vita attorno al Lago Azzurro.
Il risveglio primaverile coinvolgeva proprio tutti, dagli insetti, ai fiori, ai mammiferi della foresta, fino ai pesci e ai Martin Pescatori del lago.
Mentre percorrevano la spirale di terra del Regno dei Martin fino al suo centro, dopo aver messo a dimora i tuberi – seme vicino alle tende, i due Grossipiedi sentivano il canto d’amore dei Martini accordarsi in armonici cori.
Con meraviglia assistevano ai loro corteggiamenti:
Il Martin pescatore maschio richiamava e attirava la sua compagna, riconoscibile dal seducente colore rosso della parte inferiore del becco, con un trillo e con l’offerta di un pesciolino tenuto dalla parte della coda, per sottolineare il dono.
La femmina accettava il presente e la coppia compiva dei gioiosi voli nuziali a notevole altezza, per suggellare l’unione.
Poi, una volta ridiscesi sulla sponda a spirale nel lago, prima lui e poco dopo entrambi, cominciavano a scavare un profondo nido in una parete di terra della riva.
Ogni tanto notavano qualche maschio librarsi sul dorso della femmina, afferrandosi alle piume della sua nuca, e le code si spostavano di lato…
« Eccoci arrivati nel punto giusto, Syd.»
Detto questo, Mosco posò a terra la sua sacca da viaggio e ne estrasse dei pezzi di legno con i quali costruì un nido artificiale.
Tirò fuori anche due piccoli badili e ne porse uno a Syd.
«Aiutami a scavare, Syd.
Dobbiamo prima scavare una tana nella sponda per inserire il nido artificiale, e dal lato dove ci sono questi fori per ispezionarne l’interno, metteremo una lastra di vetro, e scaveremo un’altra buca dove ci metteremo noi per ispezionare il lieto evento e i piccoli di una coppia di Martini, senza essere notati e senza disturbarli.
Avanti, al lavoro.»
Passarono i giorni, le settimane e due mesi come per incanto.
I quattordici giorni di beltempo dell’intervallo alcionio sembravano non finire mai.
Mosco, segretamente, era preoccupato.
I giorni alcionii erano diventati un'abitudine.
I giorni alcionii erano diventati un'abitudine.
La terra era assetata e il livello del Lago Azzurro si stava abbassando.
Era il tempo delle piogge, eppure splendeva il sole.
Che cosa stavano combinando gli uomini, là nelle Terre Vaste lontane?
Quali catastrofi stavano per cominciare, come il loro solito?
La pioggia dove era finita?
Mosco stornò quei cattivi pensieri e torno a pensare al suo amico d’avventura.
Syd aveva dimenticato il suo Ego e quasi completamente la malattia del tramonto.
Il beneficio dell’aria salubre e aperta, il lavoro quotidiano, l’osservazione costante dei Martini lo stavano riportando alla rinascita.
Solo al tramonto lo prendeva un pianto irrefrenabile: si guardava le mani e le vedeva tutte imbrattate della linfa degli alberi che aveva distrutto e piangeva a dirotto.
Ah, avrebbe potuto fare altrimenti, perché non l’aveva fatto?
Come aveva potuto farsi manipolare la mente dallo stregone Nero?
Mosco in quei momenti gli cantava delle canzoni e gli passava un fazzoletto per asciugarsi le lacrime.
«Piangi amico, senza vergognarti. Il pianto è la più antica medicina, insieme al riso, donata dal Suono agli uomini».
Il mattino dopo Syd ritornava dai Martini, e riassorbiva ancora la gioia delle loro abitudini.
Quando prendevano un pesce, facevano attenzione a ingoiarlo dalla testa per evitare che le lische non li ferissero durante il passaggio nell’intestino.
Come gli aveva fatto notare l’esperto Mosco, quando tenevano nel becco il pesce alla rovescia, voleva dire che stavano per nutrire i loro piccoli o volevano offrirlo alle loro compagne femmine.
Syd era sempre più meravigliato dal comportamento dei Martini dentro il nido; quando erano appena nati e piccolissimi, i due genitori li tenevano costantemente al caldo con le loro ali; ora che erano più grandicelli e stavano mettendo le prime piume colorate, stavano frementi in fondo alla camera in fondo allo stretto tunnel d’ingresso del nido artificiale, e uno solo di loro, il primo all’imbocco della galleria, aveva diritto al cibo.
Ma per i Martini non succedeva come per altre specie di uccelli o per gli uomini devoti a Mephisto, dove solo i più forti si accaparrano il cibo, rischiando di far morire di fame fratelli e sorelle.
I piccoli dei Martin Pescatori fanno invece i turni di fronti all’entrata della loro camera, e ognuno di loro a diritto di sfamarsi quando è giunto il suo turno.
















